“La riluttanza a definire dei limiti può ostacolare lo sviluppo delle capacità del bambino” – A. Phillips –

Quante volte capita di cedere a un capriccio, a richieste insistenti, a pianti disperati del vostro piccolo, che magari giungono dopo una giornata di lavoro in cui tutto faremmo tranne che intraprendere con lui un estenuante braccio di ferro?

Eppure le conseguenze che possono derivare da un “no” mancato o accennato ma non fatto rispettare possono essere non di poco conto.

Analizziamo anzitutto l’importanza di “dire di no” all’occorrenza, e capiremo poi le conseguenze negative di assecondare sempre e comunque le richieste dei propri figli.

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Porre dei limiti, dare delle regole e dei divieti chiari e precisi, può portare sì a rabbia e collera nel bambino, ma gli forniscono un senso di protezione e sicurezza.

Un bambino che comanda sull’adulto, che sente di avere il dominio e il controllo su chi si prende cura di lui si trova in una posizione anomala che genera in lui irrequietezza, continua insoddisfazione e di conseguenza continue richieste. Il risultato finale sarà un figlio sempre più tirannico e genitori esausti. Al contrario, un genitore che si mostra deciso, chiaro e coerente nello stabilire e far rispettare le regole, rimanda al bambino un modello di sicurezza che lo fa sentire protetto e gli consentirà di diventare, a sua volta, indipendente e sicuro di sé.

Ma c’è un’altra ragione per cui è importante saper dire di “no”: si insegna al bambino a tollerare la frustrazione, a trovare dentro di sé le risorse per gestire il sentimento di rabbia, a non farsi travolgere dalla collera. Vi sarà senz’altro capitato ad un supermercato o ad un negozio di giocattoli di assistere a bambini buttati a terra e in preda a pianti disperati e genitori imbarazzati non in grado di gestire la reazione spropositata del proprio figlio. Assecondare sempre i capricci, per paura degli eccessi di collera che il bambino potrebbe avere, significa non educarlo a controllare l’aggressività e le emozioni negative.

Cosa fare allora quando vi trovate anche voi nella situazione descritta prima del supermercato o del negozio di giocattoli, o quando siete semplicemente in casa e qualche minuto prima della cena vostro figlio pretende una caramella? Quali sono, insomma, i “no” che funzionano?

Occorre anzitutto mostrarsi calmi ma decisi nel porre il divieto, non farsi travolgere dall’ira ma essere in grado, invece, di contenere la rabbia del bambino: spetta all’adulto il compito di modulare l’emozione negativa che il figlio sta provando, in modo che il piccolo non si senta sopraffatto. Mai portarlo all’esasperazione ma tranquillizzarlo e farlo tornare in sé per poi spiegargli con un linguaggio adatto alla sua età il motivo del divieto. Una spiegazione corretta potrebbe essere “Capisco che sei arrabbiato perché vorresti subito la caramella, ma fra poco è ora di cena quindi non puoi averla adesso. Va a sederti a tavola e dopo aver finito la cena potrai avere la caramella”. In questo modo riconosciamo e in qualche modo conteniamo il sentimento di rabbia provato dal piccolo, ma allo stesso tempo gli spieghiamo il perché di quel “no”.

Un’altra dritta da rispettare se si vogliono dire “no” che funzionano è mostrarsi coerenti: un “no” deve essere tale dall’inizio alla fine del capriccio. Non si può, ad esempio, vietare la visione di un determinato programma televisivo e, quando il bambino si rifiuta di spegnere, cedere alla sua ostilità con un “…ma solo altri 5 minuti!”. Occorre che il genitore abbia ben chiaro cosa è giusto e cosa è sbagliato per il proprio figlio, cosa egli può e non può fare. Per cui se non ritiene particolarmente grave un dato comportamento, è inutile avanzare qualche blando divieto che già ci aspettiamo che non venga rispettato. In questo modo ci si mostra insicuri e si trasmette insicurezza al bambino.

Come sostiene la psicoterapeuta Asha Phillips nel suo noto libro “I no che aiutano a crescere” in alcune situazioni i “no” possono essere più formativi di un qualsiasi “si”. Essi vanno visti come un’opportunità per il bambino di attingere alle proprie risorse per far fronte alle avversità, per gestire la rabbia, per controllare l’aggressività, per sperimentare la frustrazione ma poi anche imparare a gestirla, un’opportunità per acquisire sicurezza nelle proprie capacità.

 

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